Segreti

Sei invidiosa come la merda

Helena F. Vantigli
È una bambina. Una bambina delle mie vacanze al mare, quella che è arrivata, un giorno normale tra quei giorni tutti speciali, e si è messa a guardarci, con quei suoi occhi enormi e un sorriso da insetto.
Era una di quelle bambine piccine e ossute che piacciono a tutti perché sono vere. Non come me che ero una di quelle bambine brave e belle che sognano di avere i capelli lunghi fino ai piedi e si immaginano a 18 anni a entrare nei bar e a farsi offrire le brioche alla crema ( “Mai vero” direbbe la Giulia. Ho capito poi di non avere quel tipo di bellezza per cui ti offrono da bere alle serate, quanto piuttosto quella per cui se urti un signore in metropolitana ti senti dire “Signorina, se fosse successo 40 anni fa!”).
Era una bambina vera, di quelle che si fanno male mentre giocano, che corrono in bici fino a non avere più fiato. Di quelle bambine che hanno qualcosa di selvatico, troppo sfuggente per starmi simpatica: non voleva essere mia amica. Per questo ho detto che aveva un sorriso da insetto. Avrei detto anche gli occhi da insetto, ma sarebbe stata una bugia. Ho pensato occhi da gatto, ma sarebbe stato troppo lusinghiero.
Helena – Lena, per tutti noi altri bambini- aveva un orribile neo sulla pancia, i capelli liscissimi come spaghetti di soia e una sera – una sera di festa di mare tra i muretti bianchi e i pini- se ne sparì.
Io me ne ero accorta un bel pezzo prima degli altri, ma non avevo detto niente. Ero contenta che non fosse lì con noi, che con quella sua bocca gigante non disturbasse i miei giochi. (“Sei invidiosa come la merda” direbbe la Giulia). Io non volevo cercare Lena, e che nessuno la cercasse.
Comunque non poteva mica essere lontano o chissà cosa. Nessuno di noi se ne sarebbe mai andato da solo oltre le luci delle case. Io di certo non lo avrei fatto.
Ma la Lena, con quelle gambette stecche e la sua mountain bike rossa, con quella sua aria da avventuriera boh, lei forse sarebbe andata.

 

 

 

Desideri

C’era una volta…

Se mi chiedessi di raccontare una favola, sarebbe la storia di una Guerriera.

Una giovane gagliarda eroina che combatte, nella vita di ogni giorno, contro soprusi, ingiustizie, sovrani crudeli, stregoni e draghi.

E la sua Grande Missione non sarebbe salvare un Principe Azzurro, né lottare per liberare il villaggio dalla carestia o trovare la Fonte dell’Eterna Giovinezza. Lei, nella mia storia, farebbe il possibile per realizzare i suoi sogni. Ecco, questa sarebbe la sua Grande Missione.

La mia sarebbe una storia senza morale, senza alcun insegnamento. Nessuna predica alla fine, nessun “questo non si fa”. Nessuna punizione se si sbaglia, nessuna ricompensa se fai bene. La Guerriera non sarebbe per forza gentile, non aiuterebbe sempre gli altri. Anzi, spesso sarebbe egoista e capricciosa. Piuttosto vanitosa, la mia Guerriera riuscirebbe a piangere e ride contemporaneamente. C’è da dire però che sarebbe trasparente: una di quelle persone a cui si legge il cuore immediatamente.

E nonostante i suoi difetti -dichiarati- la giovane avrebbe tanti amici fidati: folletti, streghe, fate, principesse…pure principi, cavalieri, allevatori di maiali…insomma, non sarebbe sola. Ma saprebbe anche stare sola.

L’elemento centrale sarebbe…la totale libertà di amare. Ecco, questo vorrei raccontare. Ogni giorno, ogni momento, un nuovo innamoramento. Per la farfalla, il fiore, il ruscello…il cavaliere, lo stalliere, il modello… Insomma, un’eterna primavera!

Questa sarebbe la mia storia: quella di una Guerriera eternamente innamorata.