Segreti

Fuga estiva.

Ho la testa piena di presente

satura delle persone

fatico a trovare uno spiraglio d’aria

per ritrovarmi altrove

mi rifugio tra le erbacce con gli insetti

La luce

e queste case vecchie

– davvero non so come

mi ricordano Parigi.

Ho freddo

il silenzio mi coccola

sono felice di essere qua e le voci mi chiamano

(si può stare ancora un attimo in disparte?)

la magia di certe cose che si creano veramente

sono felice

e viva

per questo c’ho la pancia in subbuglio

per certe cose strane belle

umane

di innamoramenti-

perchè è così doloroso, un Innamoramento ?

Perché  è profondo e slegato dal mondo quotidiano

c’è sempre un po’ di dolore nelle cose belle e nuove

ci si porta dentro le differenze col “prima”.

Ah, questo maledetto “prima” che incatena la memoria e la gioia della scoperta difficile di quello che ancora non si sa, di quello che credevi di sapere e non sai, di quello che sai

e di come è scoprire che la vecchia grammatica, le vecchie regole che una volta – prima – erano tutto e oggi non valgono più…

 

 

Tuona.

Vado

Torno in casa.

 

[Non c’è ombra di silenzio immedicabile
Ma sempre immedicabile resta
un Amore.]

Segreti

Luce

“O dirsi tutto, o non dire niente.”

 

E trabocca come una cascata da un vaso

una luce segreta

che riempie l’aria

e non si respira più come sulla terra

ma tutto ha un’altra dimensione

un altro peso

una densità gelatinosa

di fango

ma bello

di argilla

trasparente

traslucida

di corde tese

sulla distanza

un ponte

su un’abisso

di vigliaccheria.

Alfabeto

V.

Sei un crepaccio

una ferita.

C’è pudore in quello che scrivo

non in ciò che vedo, penso

riconosco nel tuo dolore.

Resta l’immagine della grotta di cristalli

risonanti al minimo eco.

In più, oggi,

questa grotta è sul fondo di un abisso

di un crepaccio stretto

di una cicatrice lunga.

 

In questo, che scrivo,

i miei occhi sono pieni di bellezza

per quello che ho visto

per quello che vedo.

Piccole gioie

Fizzy

Quando nel cuore si hanno quelle bollicine, quel pizzicorio….

Allora davvero tutto è più bello. Più dolce. Più rosa.

L’avevo dimenticato.

 

E il bisogno inspiegabile impellente

di dire di scrivere di ridere di strillare:

“Ehi, ti penso! Ehi, mi piaci! Ehi, voglio starti sempre appiccicata, sempre vicina alla tua pelle, sempre appesa alle tue braccia, sempre affogata nell’odore del tuo collo”

è come quella cosa vergognosa dei bambini

che continuano a guardare lo stesso cartone animato

anche se la strega gli fa tappare gli occhi dalla paura.

 

 

forse proprio per la strega…

 

Alfabeto

L.

Hai il cuore come quello di una mamma

buona.

Nel petto che nascondi

è scavato lo spazio di un corpo

un cesto di frutta dolce profumata,

 

Offri  e  Accogli.

 

Nel buio dei miei dolori

col tocco delicato sfiori la mia pelle che soffre

e una candela si accende.

 

Queste tue mani di fili di lana

Questo tuo sterno concavo

Sono presagi di un amore grande

Ancora serbato.